
(Pergamena di Chinon)
La Pergamena di Chinon è un documento medievale scoperto nel settembre 2001 da Barbara Frale, una paleografa italiana presso l'Archivio Segreto Vaticano, il quale dimostra che nel 1308 Papa Clemente V concesse l'assoluzione sacramentale al Gran Maestro Jacques de Molay nonché i restanti maggiorenti dei Cavalieri templari.
L'inchiesta di Clemente V sui Templari
Il 12 agosto 1308, il Papa Clemente V tenne un concistoro nel quale diede lettura di una Bolla intitolata "Faciens Misericordiam" con la quale fu indetto un concilio ecumenico da tenersi nell'arco di due anni per discutere dei problemi che gravavano sulla cristianità.
Fra questi, il Papa era propenso verso la discussione di una nuova Crociata e, ovviamente, anche del problema che riguardava l'Ordine del Tempio.
La proposta che fu avanzata era relativa a delle inchieste che dovevano coinvolgere l'intero mondo cristiano nelle quali si dovevano raccogliere le deposizioni degli imputati per trasmetterle all'autorità pontificia; successivamente, il Papa avrebbe deciso sulla sorte dell'Ordine ed emettere altresì un verdetto sui massimi esponeneti dello stesso, riservando alla sola sua autorità il diritto di interrogarli.
L'attività della curia fu interrotta il giorno seguente da Clemente V in quanto decretò l'inizio delle ferie estive e si ritirò a riposarsi nelle campagne circostanti la città di Poitiers; di conseguenza, anche i delegati di Filippo il Bello che avevano il compito di controllare le mosse del Papa, decisero di lasciare la città e rientrare a Parigi.
Ma in questo clima vacanziero accadde un evento imprevisto, Clemente V fece la sua mossa per riuscire ad interrogare il vertice dei Templari, cosa che sino a quel momento gli era stata negata in quanto il Gran Maestro dell'Ordine assieme agli altri dignitari erano rinchiusi nella fortezza di Chinon.
Alla volta di Chinon
I cardinali Bérenguer Frédol, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci, partirono alla volta di Chinon, segretamente nominati dal Papa come suoi plenipotenziari per tenere in sua vece un'inchiesta sul Gran Maestro e gli altri Fratelli imprigionati.
Giunti a Chinon i tre cardinali riescono a parlare con i Cavalieri Templari ivi reclusi ed esporre loro la situazione che si era venuta a creare: il Papa era intenzionato ad estirpare l'onta del processo attraverso una rigenerazione morale dell'Ordine per poi unificarlo a quello dell'Ospedale in quanto presupposto essenziale per poter pianificare una nuova Crociata.
Il Gran Maestro e gli altri dignitari dell'Ordine, ebbero modo di comprendere che la situazione era molto compromessa, sebbene non fossero stati dichiarati eretici, avevano comunque disatteso ai precetti della Chiesa con le loro pratiche segrete quando attuavano il rituale di ingresso di nuovi cavalieri. Ricordiamo, infatti, che una pratica cameratesca attuata dai cavalieri più anziani prevedeva l'affermazione da parte del nuovo Cavaliere di rifiutare la Fede e Cristo in una sorta di commedia.
In ogni caso, sebbene sotto imposizione e a prescindere da una adesione ideologica in ciò che veniva affermato, i Cavalieri erano comunque colpevoli e si ponevano da soli fuori della comunione cattolica diventando di fatto degli scomunicati che possono essere anche assolti ma non prosciolti.
La Pergamena di Chinon e l'assoluzione dei Templari
L'inchiesta condotta a Chinon diede origine ad un atto, di cui per molto tempo si erano perdute le tracce, ritrovano dalla Dott.sa Barbara Frale dopo settecento anni in un fondo dell'Archivio Segreto Vaticano presso Castel Sant'Angelo nel 2001.
Questo atto ci lascia l'esito del procedimento condotto verso il Gran Maestro dell'Ordine e i suoi dignitari che si concluse con la loro assoluzione e il loro pieno reintegro nella comunione cattolica, pur dovendo il Gran Maestro piegarsi di fronte alle volontà del Papa.
In sostanza, l'atto compiuto aveva la forma di un perdono sacramentale, in tutto simile alla remissione dei peccati impartita dal sacerdote dopo la confessione, infatti i Dignitari del Tempio confessarono innanzi a tre Cardinali plenipotenziari del Papa.
Quando il 20 agosto 1308 l'inchiesta di Chinon si concluse, Clemente V fece redigere una seconda versione della Bolla "Faciens Misericordiam" dove venivano ribaditi i concetti espressi nella prima versione con l'aggiunta che i vertici del Tempio erano stati assolti, trovandosi ora protetti dall'immunità giudiziaria in quanto mai più nessuno ad eccezione del Pontefiche avrebbe anche solo potuto interrogarli.
O la Chiesa o l'Ordine del Tempio
Purtroppo, il Papa ebbe solo un successo temporaneo con questa sua mossa a sorpresa nei confronti di Filippo il Bello: quest'ultimo reagì al colpo subito facendo tornare attuale il vecchio piano di processare il Papa Bonifacio VIII con l'accusa di eresia allo scopo di sottrarsi dalla minaccia dell'ufficializzazione della scomunica che il suddetto Papa aveva indirizzato verso il sovrano di Francia.
Papa clemente V, afflitto dalla malattia e con le spalle al muro, fu costretto ad abbandonare la lotta e lasciare l'Ordine del Tempio al suo destino: quale capo della Chiesa non poteva permettersi una sua scissione e di fronte alla scelta di salvare l'Ordine o garantire la sicurezza della Chiesa di Roma, scelse la seconda strada.
La scoperta della Pergamena di Chinon nascosta nei secoli
Gli storici furono perplessi innanzi alla notizia indiretta che il Papa aveva assolto lo Stato Maggiore del Tempio in quanto la Curia conserva tuttora gran parte della documentazione prodotta durante il processo e appare inverosimile che avesse smarrito proprio quell'atto così importante che esprimeva una precisa scelta del Pontefice. Del resto, se quel documento esisteva davvero, ci si chiede perchè era rimasto privo di effetti.
Una possibile spiegazione sul motivo per cui la pergamena di Chinon è rimasta nascosta per così lungo tempo, ci riporta all'attività svolta dagli studiosi fin dall'apertura dell'Archivio Segreto voluta da Papa Leone XIII (1878 – 1903).
La difficoltà per gli studiosi era la smisurata quantità di documenti presenti nell'Archivio tanto da rendere impossibile la ricerca.
La scoperta della pergamena fu dovuta indirettamente al Cardinale Bérenguer Frédol il quale era presnte durante l'inchiesta presso Chinon che tuttosommato era un'inchiesta di provincia mentre il Cardinale era uno dei migliori canonisti del suo tempo, membro di spicco del Sacro Collegio e nipote del Papa.
Questo testimonia come presso Chinon stava avvenendo qualcosa di molto importante.
Si può supporre che la pergamena più che restituire il resoconto di un'inchiesta, sia il frutto di una negoziazione politica intercorsa fra il Gran Maestro che sperava nel completo proscioglimento del Tempio e i Cardinali che invece gli mostravano il percorso penitenziale imposto dalla Chiesa: Clemente V era dell'idea che la salvezza del Tempio sarebbe passata attraverso una sostanziale riforma che avrebbe portato alla ristrutturazione generale degli Ordini militari visti come membra della Chiesa e organi destinati a servirne le necessità.
Sicuramente, quanto i tre Cardinali imposero al Gran Maestro dell'Ordine del Tempio dovette pesargli moltissimo.
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