
(Venerdì 13 ottobre 1307)
Venerdì 13 ottobre 1307 è un giorno rimasto nella storia, ancora oggi consideriamo il venerdì 13 come una data dai cattivi presagi. Quel giorno i Templari di Francia furono arrestati su ordine di Filippo IV il Bello e messi nelle mani dell'inquisizione al fine di estorcere loro le più nefande confessioni anche ricorrendo alla pratica della tortura. Iniziò un lungo processo per i Cavalieri Templari che si ritrovarono stretti nella morsa fra la Corona di Francia e la Chiesa con l'accusa di essere degli eretici fino all'estremo sacrificio dell'ultimo Gran Maestro Jacques de Molay morto al rogo.
Venerdì 13 ottobre 1307: l'arresto dei Templari
L'anno 1307, addì 13 nel mese di ottobre il giorno di venerdì, i Poveri Commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone, meglio conosciuti come Cavalieri Templari, vennero arrestati su ordine di Filippo IV il Bello.
Il giorno prima di venerdì 13 ottobre 1307
Giovedì 12 ottobre 1307 si celebrarono in Parigi le esequie solenni della principessa Caterina di Courtenay, cognata di Filippo IV il Bello.
Caterina apparteneva ad una dinastia di origini francesi che aveva regnato per decenni sull'impero bizantino strappato ai greci durante la guerra crociata nel 1204; ai Courtenay spettava il titolo di imperatori di Costantinopoli.
L'onore di sorreggere lo stendardo funebre fu assegnato a Jacques de Molay, Gran Maestro dei Templari, sfilando egli nel cuore della capitale francese occupando un ruolo privilegiato.
L'alba di venerdì 13 ottobre 1307
Nessuno avrebbe immaginato che solo poche ore dopo i soldati reali sarebbero accorsi in massa nel Tempio di Parigi esibendo un ordine di cattura firmato dall'inquisitore in virtù del quale avrebbero messo i templari in stato di arresto.
Comincia ora il lungo processo contro l'Ordine religioso e militare più vasto e potente del medioevo.
Da questa cattura improvvisa, avvenuta il venerdì 13 ottobre 1307, fino al rogo dell'ultimo Gran Maestro il 18 marzo 1314, trascorsero ben sette anni durante i quali la macchina giudiziaria della monarchia francese si scontrò con la resistenza della Santa Sede; possiamo dire una "resistenza passiva", viste le condizioni di assoluta impotenza politica in cui versava il Pontefice Clemente V.
Fra l'arresto e il rogo ci fù il Concilio di Vienne del 1312 dove il Papa emise una serie di bolle che, pur senza condannare l'Ordine del Tempio in quanto non erano mai emerse concrete prove di eresia, di fatto ponevano fine alla sua storia.
I Templari mai e poi mai furono dichiarati eretici!
Due anni dopo, Jacques de Molay veniva condannato al rogo come eretico e questo sembra a tutti gli effetti un fatto inconciliabile.
Su un isolotto della Senna, il 18 marzo 1314 l'ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari tornava da Nostro Signore Gesù Cristo, per rimanergli accanto per l'eternità: poichè, come dice la Sacra Scrittura (Sapienza 3) "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà".
Questa è in estrema sintesi la terribile vicenda giudiziaria di cui furono vittime i Cavalieri Templari; vale la pena però approfondire più nel dettaglio gli eventi che si succedettero attraverso una disamina dei fatti più approfondita.
Venerdì 13 ottobre 1307: il processo illegale e l'accusa di eresia
Il venerdì 13 ottobre 1307, con un atto del tutto illegale, tutti i Templari di Francia furono imprigionati per ordine di Filippo IV il Bello grazie ad un accordo che questi aveva fatto con l'inquisitore di Francia il domenicano Guillaume de Paris, all'insaputa del Papa.
L'accusa era di eresia ma tale atto del Re di Francia costituiva un vero e proprio sopruso in quanto i Templari erano un Ordine religioso al quale erano stati accordati una serie di privilegi essendo soggetto alla sola autorità del Pontefice.
L'Ordine del Tempio era esente dalla giurisdizione sia laica che ecclesiastica ma c'era stato un precedente nei primi decenni del Duecento che finì per essere un punto debole per l'Ordine.
Al tempo di Onorio III la Francia era stata interessata da alcuni fenomeni di eresia da parte dei Catari, nel 1221 vista la gravità della situazione il Pontefice aveva concesso all'inquisitore della Tuscia la facoltà di procedere con le indagini anche nei confronti degli Ordini esenti da qualunque giurisdizione tra cui gli stessi Templari.
Questa facoltà in seguito non venne mai revocata dai Pontefici restando in vigore per gli anni a venire.
Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello
A seguito del conflitto franco-inglese, la Francia si era indebitata enormemente per la guerra e si trovava sull'orlo della bancarotta tanto da suggerire agli avvocati della Corona di indurre il Re a tassare il Clero.
Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1924 – 1303) fece opposizione di fronte a questo provvedimento e Filippo IV reagì con una manovra volta a detronizzare il Papa accusandolo di aver usurpato il Soglio Pontificio dopo l'abdicazione di Celestino V.
Il Papa rispose con la scomunica di Filippo IV, redatta ma mai promulgata.
Filippo IV il Bello e il patrimonio dei Templari
Filippo IV comprese che i Templari possedevano un patrimonio consistente ma non erano tassabili proprio in virtù dei privilegi di cui godevano e che riservavano le loro risorse alle necessità della Terrasanta.
Il Re ambiva a mettere le sue mani sul patrimonio dei Templari ponendolo sotto il controllo della Corona attraverso un processo di fusione dell'Ordine del Tempio con quello dell'Ospedale: Filippo IV avrebbe voluto mettere a capo del nuovo Ordine unificato suo figlio o se stesso dopo aver abdicato.
L'opposizione dei Templari e l'indecisione dei Pontefiche fecero cadere il piano di Filippo il Bello; questi, però, assieme ai suoi avvocati concepì un piano alternativo che avrebbe comunque consentito di mettere le mani sul patrimonio dei Templari anche se gli Ordini non si sarebbero fusi.
Filippo il Bello fece entrare segretamente nel Tempio dodici spie che divennero frati con lo scopo di raccogliere ogni informazione che potesse essere utilizzata contro l'Ordine del Tempio.
Il prestito alla Corona per 300.000 fiorini d'oro
Nel 1306 la situazione della Francia era giunta ad un livello di gravità tale da comportare una rivolta popolare e Filippo IV fu costretto a rifugiarsi nella Torre del Tempio per sfuggire all'assalto della folla.
In quella occasione fece delle pressioni sul Tesoriere frate Jean de La Tour affinchè gli concedesse un prestito di 300.000 fiorini d'oro tanto da mettere in crisi la solvibilità del Tempio verso i suoi creditori.
Ad aggravare la situazione vi era il fatto che tale prestito fu concesso all'insaputa del Gran Maestro e quindi in aperta violazione del regolamento templare.
Papa Bonifacio VIII e l'agguato di Anagni
Segragato nella casa capitana, Jacques de Molay ebbe dei colloqui con Filippo il Bello: era convinto che la sua cattura e quella dei suoi confratelli fosse in rapporto con l'aggressione subita da Bonifacio VIII ad Anagli con lo scopo di destabilizzare la Chiesa di Roma.
Benedetto Caetani era salito al Soglio Pontificio nel 1294 pochi mesi dopo che Jacques de Molay era diventato Gran Maestro del Tempio.
Due cardinali, Pietro e Giacomo Colonna tesero un agguato al Pontefice ad Anagni che era il suo quartier generale, con lo scopo di prendere il controllo politico sulla Campagna romana.
Gli stessi Colonna scrissero dei dossier per screditare ulteriormente Bonifacio VIII tanto da aggiungere alle accuse che venivano mosse contro di lui quella di essere eretico e dedito all'ateismo nonchè un bestemmiatore in pubblico della Vergine.
Per Jacques de Molay la cattura dei Templari era stata la prosecuzione dell'agguato di Anagni; dietro tutto questo vi era Filippo il Bello che voleva sostituire il suo potere a quello della Chiesa nella guida della società cristiana.
Papa Clemente V e Filippo IV il Bello
A seguito di questi eventi, l'attuale Papa Clemente V (Bertrand de Got) era stato elevato al Soglio Pontificio proprio per ristabilire la pace fra la Corona di Francia e la Chiesa e questo non rese di certo facile per lui censurare l'operato del Re di fronte all'arresto dei Templari.
Subito dopo l'arresto il Re fece interrogare pubblicamente il Gran Maestro e gli altri capi del Tempio davanti all'inquisizione e a dei teologi della Sorbona; Clemente V, però, non aveva ancora visto nessun atto del processo.
Mesi prima, aveva avuto un colloquio privato con il secondo comandante del Tempio in ordine di importanza, il Visitatore di Francia Hugues de Pérraud il quale aveva ammesso l'esistenza di un cerimoniale segreto di ingresso nell'Ordine che prevedeva il rinnegamento di Cristo e lo sputo sulla Croce tanto da indurre in Clemente V dei sospetti di eresia dei Templari.
Vista l'evidente illegalità dell'arresto dei Templari, gli avvocati del Re avevano bisogno di ottenere concrete prove di colpevolezza nel più breve tempo possibile in modo da poterle esibire al Papa e giustificare il colpo di mano che si era consumato: Filippo IV aveva intenzione di dimostrare che le violenze perpetrate nei confronti della Chiesa erano solo un male necessario per proteggere la Chiesa stessa.
Guillame de Nogaret era il principale avvocato della Corona e si ritiene che sia stato proprio lui e tessere le trame nei confronti dell'Ordine Templare.
La confessione di Jacques de Molay
Dopo la comparsa di Jacques de Molay dinanzi ai teologi della Sorbona, fu stilato un resoconto delle confessioni nelle quali il Gran Maestro avrebbe parlato anche a nome di alcuni suoi confratelli e confessato che vi era una tradizione templare consolidata nel tempo che imponeva ai novizi di pronunciare il rinnegamento di Cristo e sputare sulla Croce.
Il resoconto regio afferma che Molay aveva dato ordine a tutti i Templari presenti in territorio francese di confessare quanto era accaduto durante la propria cerimonia di ingresso nell'Ordine, attraverso una lettera che lo stesso Gran Maestro aveva redatto e poi fatta circolare.
Ciò spiega le confessioni ottenute da parte dei Templari arrestati, tenuto conto anche delle torture alle quali erano sottoposti.
La deposizione i Molay fu il primo documento inviato al Papa per dimostrare la colpevolezza dei Templari, anche se su di esso vi erano molti punti oscuri.
Il resoconto regio lasciava intendere che il Gran Maestro aveva confermato l'intero impianto accusatorio mentre, in realtà, due testimoni oculari della sua confessione concordano che ammise soltanto la questione del rinnegamento e dello sputo, per tutto il resto Molay non aveva dato alcuna conferma.
A questo punto, nascono seri sospetti che la lettera scritta da Jacques de Molay e la sua confessione fosse stata estorta con la violenza e scritta anche frettolosamente sebbene con tutti i crismi per fargli assumere una veste di legalità.
L'inquisitore di Francia e l'inganno del Re
Filippo il Bello non era nuovo a questo tipo di azioni: quando l'inquisitore Guillaume de Paris fu interessato alla vicenda, egli si espresse ai suoi subordinati per informarli che di li a poco avrebbero dovuto preparare il campo per gli interrogatori e si esprimeva loro come se Clemente V avesse realmente ordinato l'arresto dei Templari. In realtà, possiamo supporre che Filippo il Bello abbia mostrato all'inquisitore una falsa bolla confezionata ad arte proprio per legittimare l'arresto.
Guillaume de Paris, infatti, non poteva credere di poter processare un intero pezzo della Chiesa senza autorizzazione del Papa anche perchè il privilegio di Onorio III si riferiva alla possibilità di processare singoli membri e non un intero Ordine nel suo complesso.
Quando il Papa ebbe chiara la situazione e capi che la manovra contro i Templari era stata condotta in malafede, punì Guillaume de Paris per abuso di potere sospendendo le facoltà dell'intero Tribunale di Francia.
Le accuse contro i Templari
I capi d'accusa contro i Templari erano suddivisi in sei categorie:
1. Articoli sull'ammissione nell'ordine
- Gli iniziati erano ricevuti in segreto, alla cerimonia di iniziazione dovevano sputare sulla croce e rinnegare Cristo come falso profeta
- Alla cerimonia venivano scambiati baci indecenti sull'ombelico, sulle natiche, sulla base della spina dorsale e sul pene
- All'iniziato veniva consegnata una corda che aveva toccato un idolo, da indossare perpetuamente e gli veniva ordinato di giurare che non avrebbe mai abbandonato l'Ordine
- Chiunque si rifiutasse di fare queste cose veniva ucciso o incarcerato
2. Articoli sull'idolatria
- Ogni provincia aveva il suo idolo che era venerato nelle riunioni di capitolo come un Dio e che si credeva fornisse ai Templari le loro ricchezze e facesse fiorire piante e germinare la terra
- Alcuni Templari veneravano un gatto, altri una testa o un teschio
- Tutti i Templari portavano addosso una corda che aveva toccato un idolo
3. Articoli sull'eresia
- I Templari negavano Cristo come falso profeta
- Non credevano nei sacramenti né che l'ostia fosse il corpo di Cristo
- Se un Templare assisteva a una messa in una chiesa esterna all'Ordine distoglieva lo sguardo al momento dell'elevazione dell'ostia
- Il Maestro concedeva l'assoluzione sebbene non fosse stato ordinato sacerdote
- I Templari si confessavano ad altri fratelli che non erano preti
4. Articoli sull'immoralità
- All'iniziazione si scambiavano baci carnali
- All'iniziato veniva detto che i rapporti carnali con altri fratelli erano consentiti e non erano peccato
- I confratelli avevano rapporti carnali fra loro
5. Articoli sulla carità
- I Templari non offrivano ospitalità come facevano altre istituzioni religiose
- Non consideravano un peccato acquisire proprietà con mezzi illegali
6. Articoli sulla segretezza
- Le riunioni dei capitoli si svolgevano in segreto, nottetempo, a porte chiuse e sorvegliate
Queste erano le imputazioni che l'inquisizione avrebbe presentato ai Templari quando assunse l'inchiesta ed erano basate sulle confessioni di settantadue templari mandati da Filippo il Bello a Clemente V.
La Bolla "Ad preclaras sapientie"
D'ora in poi gli interrogatori sarebbero stati condotti dai Vescovi designati dal Pontefice e gli inquisitori avrebbero avuto solo un ruolo di affiancamento.
Gli atti della deposizione rilasciata da Molay furono inviati a Clemente V il quale rimase profondamente incredulo, tanto da organizzare una speciale legazione con lo scopo di verificare se quanto dichiarato dal Re corrispondesse a verità.
Insieme ai legati viaggiava anche una Bolla, la Ad preclaras sapientie la quale usava toni molto concilianti per non rovinare il clima di distensione con la Corona che si era venuto a creare, ma ribadiva l'assoluta ed esclusiva competenza della Chiesa riguardo il giudizio sugli enti religiosi e da essa si poteva anche evincere che il Papa era a conoscenza degli abusi e e delle violenze che si stavano commettendo nei confronti dei Templari.
Una volta giunti a Parigi, i due legati non poterono parlare di persona con Filippo IV bensì con i suoi avvocati che si opposero loro dietro un muro di ostruzionismo.
I due legati tornarono in Curia portando solo le risposte che avevano avuto dai teologi presenti all'interrogatorio di Molay e non era facile confutarli senza che i legati interrogassero di persona i prigionieri, cosa che il Re impediva.
La Bolla "Pastoralis preminentie"
Con una seconda Bolla, la Pastoralis preminentie il Papa denunciava lo scandalo caduto sul Tempio e ordinava ai sovrani cattolici di arrestare i Templari presenti nei loro regni e mettere i loro beni sotto custodia in nome della Chiesa.
Che fosse colpevole o innocente, l'Ordine del Tempio aveva ricevuto delle donazioni per la difesa della Terrasanta e si voleva scongiurare il pericolo che il loro patrimonio andasse disperso a beneficio delle varie Corone di Europa.
Clemente V vuole salvare l'Ordine del Tempio
Vi fu una seconda legazione che aveva come scopo formale quello di appurare la verità sui fatti ma celava anche una serie di provvedimenti che i legati avrebbero attuato qualora il Re si fosse dimostrato ancora renitente.
Visto che Filippo IV non si era fatto trovare al tempo della prima legazione, Clemente V poteva asserire che essa non era valida in quanto presumibilmente non rappresentava le reali intenzioni del Re.
Quindi, decise semplicemente di ignorare la prima legazione e inviare nuovamente i suoi legati con l'ordine di interrogare personalmente i Templari imprigionati.
I legati, questa volta avevano piena facoltà di pronunciarsi attraverso un verdetto di condanna qualora si fosse appurata la veridicità delle accuse oltre all'autorità di scomunicare Filippo il Bello se questi avesse nuovamente impedito il colloquio con i prigionieri.
Le intenzioni del Papa erano di salvare l'Ordine del Tempio realizzando un processo di epurazione morale dotandolo di una nuova Regola e realizzando la sua fusione con gli altri Ordini militari per creare un nuovo Ordine destinato a servire la Terrasanta.
Il Re, sentendosi rassicurato dalla posizione assunta da Clemente V che si rendeva disposto attraverso i sui legati a condannare l'Ordine in caso di sua colpevolezza, acconsentì a favorire l'interrogatorio dei Templari prigionieri dopo aver rimesso loro sotto la custodia della Chiesa.
Jacques de Molay si rivolge al popolo
I legati riuscirono a comunicare con Jacques de Molay il quale, successivamente, fece un atto senza precedenti: i Cardinali avrebbero dovuto radunare il popolo per consentire al Gran Maestro di confessare davanti a tutti.
Molay, rivogendosi alle genti li presenti, confermò la sua confessione ma fece vedere i segni delle torture inflitte sul suo corpo affermando che ciò che egli aveva confessato era stato estorto sotto tortura e ciò valeva anche per i suoi confratelli.
I legati restarono commossi per il grande orrore che era stato compiuto e non erano nelle condizioni di sancire nessuna condanna visto che le sue deposizioni erano state estorte con la violenza.
A questo punto gli inquisitori e gli avvocati del Re, temendo per i risvolti della situazione, rimisero sotto la loro custodia in prigione i Templari.
La Corona, infatti, temeva che se fosse stata dimostrata la falsità delle sue accuse contro i Templari poteva addirittura essere condannata come delatrice e menzognera.
Dopo la comparizione pubblica di Molay, il popolo iniziò a manifestare solidarietà verso i Templari e ovunque si produsse un forte contraccolpo; lo stesso Clemente V si convinse definitivamente che Filippo il Bello avesse agito in malafede abusando dell'inquisizione.
Clemente V come Bonifacio VIII
Filippo il Bello e i suoi avvocati misero in atto una strategia diffamatoria verso Clemente V accusandolo di essere complice dei Templari nonchè eretico tanto da richiamare gli atti intimidatori già usati verso Bonifacio VIII.
Il Re aveva dalla sua parte l'esercito, il Papa aveva solo il potere di giudicare i prigionieri; fino a che l'Ordine non fosse stato condannato e se anche un solo Templare fosse rimasto in vita nonostante la crudeltà del Re, ad esso sarebbero spettati tutti i beni dell'Ordine del Tempio.
Visto che l'azione diffamatoria di Filippo il Bello non sortiva gli effetti desiderati, egli passo alle minacce verso i familiari di Clemente V ma anche questa strada non si dimostrò efficace davanti al comportamento che assunse il Papa.
Filippo IV comprese che l'unica soluzione era acconsentire a concedere un interrogatorio fra i Templari e lo stesso Clemente V in persona.
La sosta a Chinon e l'assoluzione dei Templari
Gli avvocati del Re persarono di inviare un gruppo selezionato di prigionieri, quelli rinnegati, scomunicati e disertori dell'Ordine affinchè il Papa si facesse un'idea negativa di loro.
Nel viaggio da Parigi a Poitiers dove si trovava il Papa, il convoglio dei Templari prigionieri di fermò presso la fortezza di Chinon e ripartì senza il Gran Maestro ed alcuni altri dignitari tra cui figura il Precettore di Normandia.
Filippo il Bello fece questa mossa astuta per poter mettere in discussione l'esito dell'incontro fra i Templari e il Papa qualora non si fosse risolto con una loro condanna asserendo che il giudizio espresso da Clemente V non sarebbe stato attendibile proprio perchè non erano presenti i gerarchi più rappresentativi dell'Ordine.
Il procedimento, nel 1308, si concluse con un concistoro pubblico ove i Templari riascoltarono le loro dichiarazioni e le ratificarono innanzi al Pontefice chiedendo il perdono della Chiesa e lo ottennero in quanto penitenti e confessi.
Presso Chinon il Papa diede piena assoluzione ai Templari penitenti, questi potevano esibire i segni distintivi del Tempio, partecipare alle liturgie e ricevere i sacramenti.
Papa Clemente V è ormai ridotto allo stremo
Un anno dopo Clemente V abbandonò i Templari rinunciando al suo intento di salvare l'Ordine.
Filippo il Bello ordì un piano per strigere Clemente V in una morsa: fece scoppiare un caso di stregoneria in seno alla Chiesa da parte di un Vescovo di nome Guichard di Troyes e rispolverò le accuse contro Bonifacio VIII oltre ai Templari accusati di eresia.
Dietro questa manovra si celava Guillaume de Nogaret con il fine di dimostrare che la Chiesa di Roma fosse infetta da eresia e corruzione tanto che un Vescovo, un Papa e un intero Ordine ne erano stati coinvolti.
Clemente V era ridotto allo stemo, aveva lottato per anni contro la sua malattia e ora era attaccato dal Re di Francia su tre fronti.
Aveva il Sacro Collegio schierato in maggioranza dalla parte di Filippo il Bello e la minaccia che questi costituisse una Chiesa autonoma di Francia era sempre più possibile.
Filippo il Bello voleva far riesumare le spoglie di Bonifacio VIII e dichiararlo deposto quindi mettere al rogo le sue ossa e il Papa non avrebbe potuto impedirglielo; l'intera successione al Soglio Pontificio da Celestino V sarebbe risultata illegittima così anche gran parte della gerarchia della Chiesa Romana del tempo. I Cardinali, i Vescovi e lo stesso Papa come tutti i provvedimenti emanati dalla Sede apostolica sarebbero caduti nel nulla.
L'unica cosa che avrebbe fatto desistere il Sovrano di Francia dal suo intento era la condanna dei Templari da parte di Clemente V.
Il Papa cede alle richieste del Re sulla sorte dei Templari e il procedimento contro Bonifacio VIII viene a cessare.
La Bolla "Vox in excelso"
Nel 1312, con la Bolla Vox in Excelso il Papa proclama la sospensione dell'Ordine Templare anche se non veniva condannato canonicamente ma solo sciolto come istituzione per colpe di cui si erano macchiati molti suoi membri.
Fu disposto che i frati potevano entrare in un altro Ordine religioso e i beni del Tempio devoluti all'Ordine dell'Ospedale.
L'ultimo atto eroico di Jacques de Molay
Il 18 marzo 1314, Jacques de Molay e il Precettore di Normandia Geoffroy de Charny vengono estratti dalla prigione e portati innanzi a un Concilio onde decidere sulla loro sorte.
I due contestano tutte le accuse e gridano al popolo presente l'innocenza del Tempio.
I Cardinali presenti restano profondamente turbati e decidono di sospendere la seduta e rimandarla all'indomani per ponderare meglio la situazione.
Filippo il Bello, preoccupato che il verdetto potesse non portare ad una condanna dei Dignitari del Tempio, decide di condurre Jacques de Molay e Geoffroy de Charny su un'isola della Senna dove saranno messi al rogo contro la volontà dei Cardinali e all'insaputa del Papa.
Jacques de Molay, con le mani giunte in preghiera verso la Vergine, torna da Nostro Signore Gesù Cristo lasciando un'eredità spirituale che sarebbe diventata leggenda.
Dal giorno venerdì 13 ottobre 1307 alla morte dell'ultimo Gran Maestro sono trascorsi sette anni, lunghissimi per coloro che venivano torturati sotto processo ma molto brevi per la caduta di un Ordine come quello Templare che da secoli era il baluardo della cristianità in Occidente e in Oriente e quindi dell'intero mondo conosciuto.
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