
(Bolla "Vox in excelso")
Sebbene a distanza di secoli dal momento della sua emanazione, possiamo oggi interrogarci sulla legittimità della Bolla "Vox in excelso" che poneva fine all'ordine del Tempio e decretava una scomunica per coloro i quali avrebbero indossato ancora gli abiti templari. La materia è tutt'ora controversa essendoci diverse interpretazioni in merito; noi cerchiamo di fornire un'analisi degli eventi e concludere con la nostra personale interpretazione.
La Bolla "Vox in excelso", due aspetti controversi
La Bolla “Vox in Excelso” venne emanata da Papa Clemente V durante il Concilio di Vienne nel 1312, a conclusione di un lungo processo giudiziario iniziato dal Re di Francia Filippo IV il Bello contro i Cavalieri Templari; con questo provvedimento il Papa pose fine all'Ordine del Tempio che era stato per secoli al servizio della Chiesa come una delle sue membra.
Essa è stata recentemente oggetto di indagini da parte di studiosi della materia volte ad appurare la sua reale efficacia in relazione a due aspetti che appaiono ancora controversi e cioè:
- se l'Ordine dei Cavalieri Templari fu soppresso o sospeso
- se la scomunica prevista per coloro che sarebbero entrati nell'Ordine e presentarsi come Templari è a tutt'oggi ancora valida
Per cercare di fare chiarezza su questi due aspetti, riportiamo di seguito l'estratto del testo della Bolla nella sua versione in latino:
...non per modum deffinitivae sententiae sed per modum provisionis seu ordinationis apostolicae praefatum Templi ordinem et eius statum, habitum atque nomen irrefragabili et perpetuo valitura tollimus sanctione ac perpetuae prohibitioni subicimus, sacro concilio approbante, districtius inhibentes, ne quis dictum ordinem de cetero intrare vel eius habitum suscipere vel portare aut pro Ternplario genere se praesumant. Quod si quis contra fecerit, excommunicationis incurrat sententiam ipso facto.
Bolla "Vox in excelso": soppressione o sospensione dell'Ordine Templare
In relazione al primo aspetto, ci sono opinioni contrastanti fra coloro che considerano la volontà di Clemente V volta a sopprimere l'Ordine del Tempio e coloro, invece, che vedono da parte del Pontefice la volontà di sospenderlo pro-tempore.
A sostegno della prima tesi, leggendo il testo della Bolla, troviamo la parola latina “tollimus” che tradotta in italiano corrisponde a “sopprimiamo” o “eliminiamo”.
La premessa a questa possibile volontà da parte del Pontefice a sopprimere l'Ordine del Tempio, come si legge nel testo integrale della Bolla, è che esso avrebbe acquisito una cattiva reputazione e nessuna persona sarebbe stata interessata ad entrarvi, il rinvio di ogni decisione avrebbe recato grave danno alla fede e alla Terrasanta e pur non potendo dichiarare eretico l'Ordine sulla base dei processi svolti, si decide ugualmente di sopprimerlo...
Quindi, l'Ordine viene soppresso non in quanto sia stata accertata la colpevolezza dei suoi membri, bensì per le confessioni che alcuni di loro hanno rilasciato ed hanno causato una cattiva fama all'Ordine; tali confessioni, è bene rammentarlo, sono state estorte con la tortura.
Questa prima impostazione appare ambigua e contraddittoria.
La seconda tesi che vede nel testo della Bolla la sospensione dell'Ordine, prende in esame le parole “non per deffinitivae sententiae sed per modum provisionis seu ordinationis apostolicae” che tradotto in intaliano corrisponde a “non con sentenza definitiva, ma con provvedimento o disposizione della sede apostolica”.
Queste parole lasciano intendere che Clemente V, in realtà, abbia voluto sospendere l'Ordine del Tempio sebbene con una modalità ambigua, senza decretarne la condanna. Questa tesi è avvalorata anche dagli studi condotti dalla studiosa Barbara Frale, agli inizi degli anni duemila, la quale ha rinvenuto nell'Archivio Vaticano un documento noto come "Pergamena di Chinon" ove veniva dimostrato che Clemente V intendesse perdonare i Templari assolvendo il loro Maestro e gli altri Dignitari dell'Ordine dall'accusa di eresia e limitarsi a sospendere l'Ordine del Tempio piuttosto che sopprimerlo.
Siamo dell'idea che questa interpretazione sia la più corretta.
Bolla "Vox in excelso": scomunica per i nuovi Templari
Veniamo ora al secondo aspetto ossia quello relativo alla scomunica comminata a coloro che fossero entrati nell'Ordine dopo la sua sospensione e ne avessero portato l'abito presentandosi come Templari.
Per cercare di fare chiarezza circa il tema della scomunica, possiamo porre in evidenza due aspetti:
- Papa Giovanni XXII, successo a Clemente V, con la Bolla “Ad ea ex quibus” del 14 marzo 1391, autorizzò il Re del Portogallo a fondare l'Ordine dei Cavalieri di Cristo ove confluirono tutti i Cavalieri Templari presenti nel Regno; la Regola, l'abito e i beni concessi loro erano quelli dei Templari. Di fatto, il Papa ha permesso la rinascita dell'Ordine Templare facendo decadere la scomunica.
- Clemente IV, con la Bolla “Dignum esse conspicius” dell'8 giugno 1265, proibì a tutti gli ecclesiastici di pronunciare ogni e qualsiasi sentenza di scomunica o di interdizione contro i membri dell'Ordine del Tempio; tale Bolla aveva carattere di dogma. Pertanto, la Bolla “Vox in Excelso” di Clemente V non avrebbe potuto abrogare questa disposizione, specialmente nell'ambito del concilio di Vienne ove ai Padri conciliari non fu concesso neanche di prendere la parola.
Per fare ulteriore e definitiva chiarezza in merito alla scomunica, giova menzionare un intervento fatto da Mons. Guido Ottria, quale Vicario Giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale piemontese, che il 16 febbraio 2008 ha scritto un parere/sentenza circa la “Legittimità dell’Ordine e sua Denominazione, Legittimità e Conformità”.
Intervento di Mons. Guido Ottria:
“I Cavalieri Templari del Sovrano Militare Ordine del Tempio – Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone (definizione antica) sono stati de facto riammessi nella comunione dei fedeli cristiani cattolici romani essendo stata stralciata la Bolla Pontificia Vox in Excelso (emanata da Papa Clemente V il 22 marzo 1312 e con la quale si scomunicavano i Templari) dal nuovo diritto canonico promulgato da Papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983”.
“Il codice di diritto canonico promulgato da Papa Giovanni Paolo II il 25.01.1983 al canone 6 paragrafo 1, n. 3, stabilisce che con l’entrata in vigore del nuovo codice sono abrogate: …leges poenales quaelibet, sive universales, sive particulares, a sede Apostolica latae, nisi in hoc ipso codice recipiantur” (…tutte le leggi penali, sia universali che particolari, promulgate dalla Sede Apostolica, se non si recepiscono in questo stesso codice).
Il canone 58 paragrafo 1 stabilisce: …un decreto singolare cessa con la cessazione della legge per la cui esecuzione venne emanato.
In merito alla scomunica comminata ai Templari da Clemente V, considerate le modalità con cui il Papa era giunto alla sua emanazione, si può anche far riferimento al canone 125 che dichiara nullo un atto giuridico posto sotto costrizione insuperabile ed anche al canone 126 che dichiara nulli gli atti posti per ignoranza o per errore che verta su ciò che ne costituisce la sostanza.
Ritengo pertanto priva di ogni efficacia la scomunica contro i Templari”.
Quindi, essendo nulla la scomunica, l'Ordine del Tempio può continuare ad esistere anche per la Chiesa Cattolica e i Templari non sono stati scomunicati allora e non sono scomunicati oggi coloro che decidono di entrare a far parte dell'Ordine del Tempio.
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